LA CHIESA E’ CONTRO IL NUCLEARE?
Il titolo (“La Chiesa contro il nucleare”) con cui
un quotidiano locale riferiva di un incontro, promosso dalle
Acli di Casalmaggiore e tenuto dal prof. Don Bruno Bignami
lunedì scorso, è inesatto sia nel metodo che
nel merito. Nel metodo, perché il titolo, ovviamente
creato per finalità giornalistiche, esprime in modo
molto maldestro il contenuto della ricca e articolata relazione
di don Bignami. Nel merito, perché la Chiesa non ha
affidato, finora, ad alcun pronunciamento magisteriale la
sua eventuale dottrina circa l’uso del nucleare nella
produzione dell’energia. E soltanto nel caso in cui i
dati scientifici e tecnologici sollevassero istanze obiettivamente
negative tali da mettere in pericolo la vita dell’uomo
e le stesse relazioni sociali, allora la Chiesa non mancherebbe
di intervenire: così come è intervenuta e interviene
nelle questioni riguardanti la guerra e la pace, e nelle questioni
attinenti al rispetto della vita, come nel caso dell’aborto,
dell’uso degli embrioni, dell’eutanasia, così
come è intervenuta nella difesa del matrimonio fra
un uomo e una donna e nella difesa della libertà educativa
dei genitori. La Chiesa, diversamente da altre forze presenti
nella società, non persegue interessi economici, non
è spinta da motivazioni ideologiche e nemmeno da finalità
politiche, ma unicamente dalla difesa e dalla promozione della
dignità della persona umana in quanto creata da Dio,
redenta da Gesù Cristo e intessuta nella vita comunitaria
della società.
Inoltre, in questioni come quelle riguardanti l’ambiente,
la Chiesa non è contro il progresso, la scienza e lo
sviluppo, ovviamente tenendo conto almeno di due principi
essenziali: quello della sicurezza (secondo il quale vale
ricordare il “principio di precauzione”) e quello
dell’autentico sviluppo, che riguarda il progresso dei
popoli e la necessità di utilizzare le ricchezze –
comprese le risorse energetiche – a favore dei paesi
più poveri, in modo che sia garantito il bene comune
a livello mondiale.
Infine, la Chiesa, nella sua dottrina sociale, ribadisce lo
stretto legame fra l’ambiente e la vita umana, ricordando
che “quando l’ecologia umana è rispettata
dentro la società, anche l’ecologia ambientale
ne trae beneficio” (Benedetto XVI, Caritas in veritate,
n. 51). La questione nucleare non può essere affrontata
isolatamente dalla questione ambientale e da una integrale
visione antropologica. Se siamo chiamati a proteggere la terra,
l’acqua e l’aria, siamo soprattutto chiamati a proteggere
l’uomo contro la distruzione di se stesso. Questo è
il motivo per cui la promozione del tessuto etico è
fondamentale per la tenuta complessiva della società
umana. Per questo, continua ancora Papa Benedetto, “è
una contraddizione chiedere alle nuove generazioni il rispetto
dell’ambiente naturale, quando l’educazione e le
leggi non le aiutano a rispettare se stesse. Il libro della
natura è uno e indivisibile, sul versante dell’ambiente
come sul versante della vita, della sessualità, della
famiglia, delle relazioni sociali, in una parola dello sviluppo
umano integrale. I doveri che abbiamo verso l’ambiente
si collegano con i doveri che abbiamo verso la persona considerata
in se stessa e in relazione con gli altri. Non si possono
esigere gli uni e conculcare gli altri. Questa è una
grave antinomia della mentalità e della prassi odierna,
che avvilisce la persona, sconvolge l’ambiente e danneggia
la società” (Caritas in veritate, n. 51). Invocare,
e giustamente, il principio di precauzione circa l’energia
nucleare e trascurare tale principio – come è
nella cultura odierna – nei casi dell’aborto e dell’eutanasia,
significa cadere in questa grave antinomia. Applaudire la
Chiesa come “progressista” quando invoca il principio
di precauzione nel caso della guerra e della proliferazione
delle armi nucleari e accusare la Chiesa di “oscurantismo”
e di “ingerenza” quando invoca tale principio nel
caso della difesa e della promozione dell’embrione umano
e della vita in ogni suo stadio è, ancora una volta,
un segno della schizofrenia della mentalità contemporanea
e rivela la tendenza a strumentalizzare la dottrina della
Chiesa per finalità di altra natura.
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