Parrocchie di Santo Stefano e San Leonardo
Casalmaggiore
Provincia e Diocesi di Cremona

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Il 9 aprile 2006, Domenica delle palme, si costituito l'UFFICO STAMPA della parrocchia attraverso il quale il parroco e gli organismi parrocchiali manifestano le proprie valutazioni e riflessioni sui maggiori temi della vita ecclesiale e civile.

 

COMUNICATO DEL 26 APRILE 2007

25 APRILE 2007

A distanza di 62 anni, ci ritroviamo qui, in un momento di celebrazione religiosa, anzi dentro al sacrificio eucaristico – che per noi cristiani è partecipazione e attualizzazione della morte e della risurrezione di Cristo – nella festa liturgica di San Marco evangelista, per fare memoria di coloro, vittime delle guerra e vittime anche di lotte civili, che sono caduti per un futuro migliore della nostra casa comune che chiamiamo patria: la casa dove tutti, al di là delle differenze sociali, culturali, ideologiche e religiose, siamo chiamati ad abitare e dove viviamo la nostra avventura umana; una casa dove le differenze non devono mai trasformarsi in fratture e in delegittimazioni reciproche e dove l’unità e la concordia non devono mai degenerare a omologazione, a monopolio, a livellamento, a conformismo.
L’Italia 62 anni fa usciva da una guerra e da una dittatura che avevano causato, oltre che tanti morti, anche tante devastazioni , sociali e spirituali. Ma l’Italia seppe velocemente riprendersi, perché il nostro popolo non aveva smarrito le proprie radici umanistiche e cristiane, non aveva smarrito i valori fondamentali della propria storia e della propria tradizione, valori che sono poi confluiti in quella Carta fondamentale – la Costituzione – che, soprattutto nei suoi principi fondamentali, viene riconosciuta ancora capace di dare forma e orientamento al nostro vivere sociale e civile di oggi.
Allora l’Italia aveva di fronte, tra le altre, soprattutto due emergenze: l’emergenza democratica, dopo l’esperienza della dittatura; e l’emergenza della ricostruzione, dopo i disastri e4 le rovine della guerra che l’avevano messa in ginocchio.
Facendo memoria di quelle emergenze e soprattutto del sacrificio delle vita umane che quelle emergenze hanno causato, non possiamo non venire all’oggi, per affrontare le nuove situazioni e le nuove emergenze che la società italiana ha di fronte, soprattutto hanno di fronte le nuove generazioni, il cui malessere profondo e il cui disorientamento esistenziale si rivelano in non pochi segnali, che preoccupano tutti, in modo particolare gli educatori. Ogni commemorazione, infatti, se mantiene vivo, doverosamente, il ricordo degli eventi passati, inevitabilmente sfocia nell’oggi.
In questa sede mi fermo brevemente su quelle che ritengo le emergenze fondamentali della attuale congiuntura storica.
Una prima emergenza è chiaramente di ordine spirituale e culturale. L’uomo di oggi, diseducato da un consumismo sfrenato e da una concezione materialistica della vita, sta perdendo di vista le dimensioni più profonde della propria esistenza, che sono quelle spirituali e culturali. Come spesso mi capita di dire, alla bulimia materiale si contrappone oggi una anoressia spirituale di vaste proporzioni, che sta narcotizzando le intelligenze, sta spegnendo i cuori e devastando le coscienze. Non solo si sta attenuando sempre più la distinzione fra bene e male, ma anche fra ciò che è bello e ciò che è brutto, fra ciò che è vero e ciò che è falso, fra ciò che è giusto e ciò che è ingiusto, per cui qualsiasi opinione, anche la più bizzarra e la più stravagante – lo vediamo nel campo morale, ma anche nel campo dell’arte e perfino, talvolta, nel campo del diritto – pretende di imporsi come vera. In tal modo, senza un patrimonio spirituale e culturale radicato nella natura stessa della persona umana, la società intera rischia lo sfaldamento, perché diventa preda del più forte, diventa una proprietà in mano alle oligarchie finanziarie, mediatiche e politiche. Solo un risveglio spirituale e culturale – come sempre è avvenuto nella storia – può far rinascere una società che presenta tanti segni di degrado, di stanchezza e di miseria interiore, insieme anche a segni di speranza e di novità. Del resto, la stessa Carta dei valori – di cui si sta discutendo in questi giorni a proposito degli immigrati – dice, al di là delle posizioni e delle soluzioni che verranno adottate, che una società non può vivere a lungo se non si radica in un patrimonio di valori che si è andato costituendo proprio grazie ad una storia e ad una tradizione che non si possono improvvisare, e neppure creare per decreto-legge. La legge, caso mai, rispecchia, sul piano della proposta e della normativa giuridica, ciò che la tradizione viva di un popolo ha consolidato lungo il corso della esperienza storica: la legge non inventa i valori, ma li suppone e li propone a tutti.
Una seconda emergenza è quella sociale. E qui un ruolo decisivo viene oggi giocato dalla famiglia. Fa piacere leggere, nella bozza della Carta dei valori, che “l’Italia riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio” e a “struttura monogamica”. Ma questo è un valore da proporre non solo agli immigrati, ma da custodire e promuovere per l’intera comunità italiana, come del resto afferma il dettato costituzionale. A poco servono le leggi, se poi di fatto, e soprattutto a livello culturale, quindi sui giornali, sulle televisioni, nei dibattiti, come poi anche a livello di decisioni amministrative e politiche, la famiglia perdesse di stima e di considerazione presso la pubblica opinione. Ai giovani, anzitutto, deve poter essere riproposto – e in tal senso va ricreato tutto un clima educativo – il valore e la bellezza del matrimonio e della famiglia: ne va della loro felicità e ne va del futuro e della tenuta sociale della nostra convivenza, perché niente può sostituire e surrogare la famiglia come fattore di crescita e come scuola di solidarietà, di socialità, di fecondità e quindi di educazione dei figli.
La terza emergenza è quella demografica, più volte denunciata dai Papi del nostro tempo, oltre che da eminenti sociologi e studiosi. Benedetto XVI, in un discorso ai vescovi europei di poche settimana fa, parlava di un’Europa “che sembra incamminata su una via che potrebbe portarla al congedo dalla storia”. Si direbbe che il nostro Continente stia perdendo la fiducia nel proprio futuro. Il crollo demografico – oltre che causato da un pericoloso individualismo – potrebbe essere il frutto anche di un deprezzamento della vita umana, che sta subdolamente entrando nella mentalità comune. Se si fanno, giustamente, marce per abolire la pena di morte nei confronti di coloro che hanno commesso reati gravi, si deve essere ancor più conseguenti nel rispettare la vita umana fin dal suo momento sorgivo nei confronti di coloro che sono del tutto innocenti, condannando con più decisione tutte quelle forme di uccisione e di manipolazione che arrivano a distruggere, magari in nome della scienza o meglio in nome di inconfessati interessi finanziari, l’essere umano più povero e più indifeso, che ha il solo torto di non poter gridare la sua voglia e il suo diritto a vivere, come tutti. Una società che non riuscisse a garantire la stima e la tutela della vita umana fin dalla sua aurora, come potrebbe poi essere capace di garantire la stima e la tutela della vita in tutte le altre fasi?
Queste sono alcune emergenze della società odierna, che devono chiamare tutti i cittadini ad una nuova “resistenza” al male e ai mali del nostro tempo e a una nuova “passione” per il bene e per le possibilità positive dell’oggi; e che devono vedere i cristiani in prima fila nel difendere e promuovere la dignità della persona umana, in tutti i campi, senza selezioni ideologiche.
Chiediamo al Signore in questa eucaristia di venirci incontro la sua Parola di verità e con la forza della sua grazia. Ci sostenga in questa impresa di ricostruzione della nostra società la testimonianza di tutti coloro che hanno offerto la vita per un futuro migliore. E uniamo la loro testimonianza al sacrificio di Gesù, unico Signore e Salvatore di tutti gli uomini.


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