Parrocchie di Santo Stefano e San Leonardo
Casalmaggiore
Provincia e Diocesi di Cremona

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Il 9 aprile 2006, Domenica delle palme, si costituito l'UFFICO STAMPA della parrocchia attraverso il quale il parroco e gli organismi parrocchiali manifestano le proprie valutazioni e riflessioni sui maggiori temi della vita ecclesiale e civile.

 

COMUNICATO DEL 2 DICEMBRE 2006


Riceviamo e pubblichiamo una lettera, in occasione dell’incontro di Nada con il pubblico casalese, organizzato dal Teatro comunale di Casalmaggiore per domenica 3 dicembre 2006.

“L’ignoto è quasi l’unica nostra tradizione”?!?

Ho reagito, dentro di me, a questa espressione, che ho letto su una locandina in questi giorni, non mi ricordo l’autore.
Ma come – mi sono detto – mentre come cittadino cristiano mi sento invitato a vivere il tempo dell’Avvento come tempo di preparazione al Natale (seguendo una tradizione che viene da lontano), la cultura “pubblica” stravolge la tradizione e ci propina questa espressione come l’ultimo ritrovato del “nulla” che ormai domina l’atmosfera di questi nostri tempi.
Premetto che non ho ancora visto lo spettacolo. Premetto che non ho nulla nei confronti di Nada: anzi, mi auguro e spero che Nada sia migliore di quella espressione.
Ma come – mi sono ancora domandato – veniamo proprio dall’ “ignoto”? E… Dante Alighieri? E la Divina Commedia? E il ciclo di Giotto su San Francesco d’Assisi? E le nostre “Madonne” senesi? E tutti gli splendidi e luminosi capolavori dell’arte sacra e profana dei nostri secoli d’oro? E Alessandro Manzoni? E San Giovanni Bosco? E Padre Pio da Pietrelcina? E papa Giovanni XXXIII? E il monachesimo? E le nostre parrocchie? E i nostri campanili e le nostre santelle? E i funerali cristiani? E i nostri Oratori? E i nostri santi, che hanno dato il nome a un numero innumerevole di banche, di strade, di piazze, di paesi (controllare l’atlante geografico italiano…)? E le case di accoglienza? E le nostre San Vincenzo? E le nostre case di recupero per tossicodipendenti? E le festività religiose? E il calendario del tempo (prima e dopo Cristo)? E la benedizione delle stalle, delle piazze, delle scuole, delle fontane, degli edifici pubblici? E la “Virgo fidelis”, patrona dell’Arma dei carabinieri? E le marce della pace ad Assisi? E i funerali di Giovanni Paolo II? E i battesimi, le prime comunioni e le cresime? E i capolavori della musica sacra (Monteverdi, Vivaldi, Bach, Mozart, Beethoven, Bruckner…)? E i santuari europei, meta di milioni di pellegrini? E il nostro santuario della Fontana? E la devozione alla Madonna, così cara al popolo? E il suono della campane, che avverte i nati e i morti e annuncia le celebrazioni religiose? Per non parlare di tutto il patrimonio di pensiero e anche giuridico, che deriva dall’incontro fra il pensiero di Atene, l’impero di Roma, l’ebraismo e il cristianesimo?...
Tutto spazzato via, con un colpo di spugna, dall’ignoto, dichiarato per decreto-legge come la nostra identità, l’identità della nostra tradizione, da chi crede di avere in mano le redini della cultura e usa i soldi di tutti per denudare le coscienze, per manomettere la storia, per diseducare, insomma. Con tutti gli sforzi che si dovrebbero fare per educare la gente e soprattutto i giovani ad aver stima della “tradizione” (perché senza tradizione non ci può essere educazione), con tutto l’impegno culturale e anche finanziario che dovrebbe essere investito per “rinverdire la tradizione” (che non poggia affatto sull’ignoto, ma su strade percorse da popoli interi e da innumerevoli generazioni: la scuola stessa non dovrebbe forse trasmettere la nostra tradizione?), non c’è altro da predicare che il nulla, il buio, l’ignoto? Ma è cultura tutto questo? Dove stiamo andando? Mi pare che facciamo di tutto per farci del male. Tutto questo è inquietante. Mi ribello come cittadino, anzitutto. E poi mi ribello come cristiano: perché, da cittadino cristiano, anch’io sono un contribuente. E vorrei che i soldi pubblici fossero spesi il meglio possibile.
A meno che io mi sia sbagliato. E abbia frainteso quell’espressione… In questo caso ne sarei contento.

Un cittadino di Casalmaggiore



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