Indignazione
Di fronte a ciò che è avvenuto nel parlamento
e nel governo italiano circa la grave violazione della volontà
popolare largamente espressa nel referendum sulla legge 40
dello scorso giugno e di fronte a ciò che sta avvenendo
nel parlamento europeo, che si sta pronunciando a favore della
ricerca sulle staminali tratte dagli embrioni, non si può
non esprimere sdegno e sconcerto. E’ una brutta pagina
per l’Italia e per l’Europa.
E’ necessario ribadire con forza a tutti, e soprattutto
ai cattolici rivestiti di responsabilità pubbliche,
che il rispetto della vita è un valore non negoziabile,
e dunque non sacrificabile a nessuna ragion di Stato e a nessuna
convenienza di governo (e di poltrone). Invece abbiamo visto
in questi giorni che la difesa della vita concepita –
su cui la Chiesa si è ininterrottamente espressa, affermando
che “niente e nessuno può autorizzare l’uccisione
di un essere umano innocente, feto o embrione che sia”
(Congr. per la dottrina della fede, Dich. sull’eutanasia,
5 maggio 1980, ripresa e citata in Giovanni Paolo II, Evangelium
vitae, n.57) – vale molto meno della logica degli schieramenti
e delle convenienze politiche. Davvero è messa a repentaglio
la coscienza morale della nostra Europa.
Ai cattolici che hanno qualche responsabilità nel governo,
nella maggioranza che lo sostiene e nelle istituzioni europee,
va ricordato che nella storia della Repubblica italiana tanti
governi sono caduti per motivazioni molto meno nobili. Ai
cattolici va riproposta la testimonianza di Tommaso Moro (patrono
dei politici), il quale alle sirene del potere preferì
morire piuttosto che venir meno alla sua coscienza; e la testimonianza
di Re Baldovino del Belgio, che preferì abdicare –
sia pure per un giorno – piuttosto di firmare la legge
sull’aborto.
A tutti va ricordato che nella nostra cultura è in
atto una “congiura contro la vita” (Giovanni Paolo
II, Evang. vitae, n. 17) e che oggi, fra tanto parlare di
dignità della persona e di accoglienza del diverso
e dell’immigrato, l’emergenza più grave è
proprio l’accoglienza del più povero e del più
debole fra i poveri e i deboli del nostro tempo, ossia dell’embrione.
In nome del mito del Progresso e della Scienza – le nuove
divinità, i nuovi padroni di oggi – si stanno
oltrepassando, con una proporzione ben più gigantesca
e con giustificazioni subdolamente “umanitarie”
(ma che in realtà nascondono colossali interessi lobbistici)
quei limiti invalicabili che credevamo e speravamo non poter
essere più valicabili dopo le nefandezze del secolo
scorso, dopo gli orrori del nazismo, dopo gli esperimenti
del dr. Menghele, dopo i crimini del socialismo reale.
Resta quasi soltanto la Chiesa a parlare: e dunque parli con
forza. Se ai tempi di Pio XII il “silenzio” (che
tale non fu!) era giustificato dalle inevitabili ritorsioni,
dagli inevitabili accanimenti, dalle inevitabili recrudescenze
del regime nazista, se dunque la linea prudente di Pio XII
era funzionale alla salvezza del maggior numero di vite umane
possibili in quella situazione, oggi che cosa mai dovremmo
temere a parlar forte e chiaro? Per salvare tante vite umane
innocenti – che non possono gridare il loro diritto a
vivere, e che da oggi verranno trattate come materia da laboratorio,
anziché come soggetti di diritti, ossia come persone
umane – al massimo rischiamo la derisione, l’accusa
di essere trogloditi, di essere contro la scienza e la ricerca
(in realtà siamo contro il delirio di onnipotenza della
scienza, che – ripeto – nasconde interessi finanziari
colossali), forse rischiamo anche qualche ritorsione di carattere
economico, forse si può rischiare – da parte dei
cattolici più coraggiosi – qualche poltrona ministeriale,
qualche sottosegretariato, qualche prebenda politico-finanziaria,
qualche marginalizzazione mediatica… Ma tutto questo
non può che diventare un titolo di onore per la Chiesa
di questo nostro tempo, che, dopo la questione sociale, si
trova oggi ad affrontare l’emergenza delle questioni
riguardanti la vita umana e la famiglia. Ma ci sono ancora
dei laici cattolici disposti, anche e soprattutto fuori dalle
sagrestie, a non svendere la propria coscienza per un piatto
di lenticchie? E noi preti, ministri di una Parola che non
è nostra, siamo disposti ad andare anche contro corrente,
per dare certo a Cesare quel che è di Cesare, ma anche
per ricordare che Cesare non può sostituirsi a Dio,
nelle cose che sono di Dio?
La Chiesa oggi è presa in giro? E’, paradossalmente,
un gran bel segno. A che cosa servirebbe una Chiesa che andasse
“per il verso del legno” e che, per paura di disturbare
i manovratori di questo mondo, non dicesse e non testimoniasse
la bellezza di tutta verità sull’uomo, ricevuta
dal Creatore e dal Redentore? Forse, certo, riceverebbe qualche
applauso momentaneo: ma poi, come il sale diventato insipido,
sarebbe abbandonata a se stessa e accusata di “alto tradimento”:
anche dal mondo, oltre che, soprattutto, da Colui che conta
di più, quel Dio che, facendosi carne, è stato
messo in croce dal male profondo di questo mondo, per redimerlo
e sanarlo.
Che dire? Laddove regna un relativismo totale, tutto diventa
convenzionabile, tutto è negoziabile, anche il primo
dei diritti fondamentali, quella alla vita. Ciò che
sta accadendo in ambito sociale e politico è che l’originale
e inalienabile diritto alla vita è messo in discussione
o negato sulla base di un voto parlamentare. Ma in questo
caso il “diritto” cessa di essere tale, perché
non è più solidamente fondato sull’inviolabile
dignità della persona, ma viene assoggettato alla volontà
del più forte. In questo modo la democrazia, ad onta
delle sue regole, cammina sulla strada di un sostanziale totalitarismo.
Lo Stato cessa di essere la “casa comune” dove tutti
possono vivere secondo principi di uguaglianza sostanziale,
ma si trasforma in Stato tiranno, che presume di poter disporre
della vita dei più deboli e indifesi, dal bambino non
ancora nato al vecchio, in nome di una utilità pubblica
che non è altro, in realtà, che l’interesse
di alcuni. Tutto, certo, sembra avvenire nel più saldo
rispetto della legalità. In verità, siamo di
fronte solo a una tragica parvenza di legalità e l’ideale
democratico, che è tale solo quando riconosce e tutela
la dignità di ogni persona umana, è tradito
nelle sue stesse basi. Come è possibile, infatti, parlare
ancora di dignità di ogni persona umana, quando si
permette che si uccida la più debole e la più
innocente? In nome di quale giustizia si opera fra le persone
la più ingiusta delle discriminazioni, dichiarandone
alcune degne di essere difese, mentre ad altre questa dignità
è negata? Quando si verificano queste condizioni si
sono già innescati quei dinamismi che portano alla
dissoluzione di un’autentica convivenza umana e alla
disgregazione della stessa realtà statuale. Rivendicare
il diritto all’aborto, all’eutanasia, alla uccisione
degli embrioni per scopi di sperimentazione e di ricerca,
equivale ad attribuire alla libertà umana un significato
perverso e iniquo: quello di un potere assoluto sugli altri
e contro gli altri. Ma questa è la morte della vera
libertà.
Caro Occidente, a tal punto è arrivato l’oscuramento
della tua coscienza morale che non ti accorgi più di
che cosa è bene e di che cosa è male; non ti
accorgi più di quale enorme potere stai consegnando
alla scienza e alla tecnica e quindi di quale schiavitù
stai creando per questa e per le future generazioni; non ti
sfiora più nemmeno il vecchio e sano “principio
di precauzione” circa la dignità umana del più
piccolo tra i cuccioli d’uomo che è l’embrione,
trattandolo come puro materiale di laboratorio e come fornitore
di pezzi di ricambio per la cura di alcune malattie; non ti
accorgi più nemmeno che stai per cadere nell’eugenetica,
che è una forma subdola di razzismo; non ti accorgi
nemmeno della ipocrisia di tante tue denuncie degli orrori
del nazismo che, condannati e cacciati dalla porta, rientrano
dalla finestra.
Come sono cariche di verità le parole di Giovanni Paolo
II: siamo in presenza “di una pericolosissima crisi del
senso morale, che diventa sempre più incapace di distinguere
il bene e il male, persino quando è in gioco il diritto
fondamentale alla vita. Di fronte a una così grave
situazione, occorre piùà che mai il coraggio
di guardare in faccia alla verità e di chiamare le
cose con il loro nome, senza cedere a compromessi di comodo
o alla tentazione di autoinganno” (Evangelium vitae,
n. 58).
Casalmaggiore, 16 giugno 2006
Don Alberto Franzini
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