Parrocchie di Santo Stefano e San Leonardo
Casalmaggiore
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Il 9 aprile 2006, Domenica delle palme, costituito "ad experimentum" l'UFFICO STAMPA della parrocchia attraverso il quale il parroco e gli organismi parrocchiali manifestano le proprie valutazioni e riflessioni sui maggiori temi della vita ecclesiale e civile.

 

COMUNICATO DEL 16 GIUGNO 2006

Indignazione

Di fronte a ciò che è avvenuto nel parlamento e nel governo italiano circa la grave violazione della volontà popolare largamente espressa nel referendum sulla legge 40 dello scorso giugno e di fronte a ciò che sta avvenendo nel parlamento europeo, che si sta pronunciando a favore della ricerca sulle staminali tratte dagli embrioni, non si può non esprimere sdegno e sconcerto. E’ una brutta pagina per l’Italia e per l’Europa.
E’ necessario ribadire con forza a tutti, e soprattutto ai cattolici rivestiti di responsabilità pubbliche, che il rispetto della vita è un valore non negoziabile, e dunque non sacrificabile a nessuna ragion di Stato e a nessuna convenienza di governo (e di poltrone). Invece abbiamo visto in questi giorni che la difesa della vita concepita – su cui la Chiesa si è ininterrottamente espressa, affermando che “niente e nessuno può autorizzare l’uccisione di un essere umano innocente, feto o embrione che sia” (Congr. per la dottrina della fede, Dich. sull’eutanasia, 5 maggio 1980, ripresa e citata in Giovanni Paolo II, Evangelium vitae, n.57) – vale molto meno della logica degli schieramenti e delle convenienze politiche. Davvero è messa a repentaglio la coscienza morale della nostra Europa.
Ai cattolici che hanno qualche responsabilità nel governo, nella maggioranza che lo sostiene e nelle istituzioni europee, va ricordato che nella storia della Repubblica italiana tanti governi sono caduti per motivazioni molto meno nobili. Ai cattolici va riproposta la testimonianza di Tommaso Moro (patrono dei politici), il quale alle sirene del potere preferì morire piuttosto che venir meno alla sua coscienza; e la testimonianza di Re Baldovino del Belgio, che preferì abdicare – sia pure per un giorno – piuttosto di firmare la legge sull’aborto.
A tutti va ricordato che nella nostra cultura è in atto una “congiura contro la vita” (Giovanni Paolo II, Evang. vitae, n. 17) e che oggi, fra tanto parlare di dignità della persona e di accoglienza del diverso e dell’immigrato, l’emergenza più grave è proprio l’accoglienza del più povero e del più debole fra i poveri e i deboli del nostro tempo, ossia dell’embrione.
In nome del mito del Progresso e della Scienza – le nuove divinità, i nuovi padroni di oggi – si stanno oltrepassando, con una proporzione ben più gigantesca e con giustificazioni subdolamente “umanitarie” (ma che in realtà nascondono colossali interessi lobbistici) quei limiti invalicabili che credevamo e speravamo non poter essere più valicabili dopo le nefandezze del secolo scorso, dopo gli orrori del nazismo, dopo gli esperimenti del dr. Menghele, dopo i crimini del socialismo reale.
Resta quasi soltanto la Chiesa a parlare: e dunque parli con forza. Se ai tempi di Pio XII il “silenzio” (che tale non fu!) era giustificato dalle inevitabili ritorsioni, dagli inevitabili accanimenti, dalle inevitabili recrudescenze del regime nazista, se dunque la linea prudente di Pio XII era funzionale alla salvezza del maggior numero di vite umane possibili in quella situazione, oggi che cosa mai dovremmo temere a parlar forte e chiaro? Per salvare tante vite umane innocenti – che non possono gridare il loro diritto a vivere, e che da oggi verranno trattate come materia da laboratorio, anziché come soggetti di diritti, ossia come persone umane – al massimo rischiamo la derisione, l’accusa di essere trogloditi, di essere contro la scienza e la ricerca (in realtà siamo contro il delirio di onnipotenza della scienza, che – ripeto – nasconde interessi finanziari colossali), forse rischiamo anche qualche ritorsione di carattere economico, forse si può rischiare – da parte dei cattolici più coraggiosi – qualche poltrona ministeriale, qualche sottosegretariato, qualche prebenda politico-finanziaria, qualche marginalizzazione mediatica… Ma tutto questo non può che diventare un titolo di onore per la Chiesa di questo nostro tempo, che, dopo la questione sociale, si trova oggi ad affrontare l’emergenza delle questioni riguardanti la vita umana e la famiglia. Ma ci sono ancora dei laici cattolici disposti, anche e soprattutto fuori dalle sagrestie, a non svendere la propria coscienza per un piatto di lenticchie? E noi preti, ministri di una Parola che non è nostra, siamo disposti ad andare anche contro corrente, per dare certo a Cesare quel che è di Cesare, ma anche per ricordare che Cesare non può sostituirsi a Dio, nelle cose che sono di Dio?
La Chiesa oggi è presa in giro? E’, paradossalmente, un gran bel segno. A che cosa servirebbe una Chiesa che andasse “per il verso del legno” e che, per paura di disturbare i manovratori di questo mondo, non dicesse e non testimoniasse la bellezza di tutta verità sull’uomo, ricevuta dal Creatore e dal Redentore? Forse, certo, riceverebbe qualche applauso momentaneo: ma poi, come il sale diventato insipido, sarebbe abbandonata a se stessa e accusata di “alto tradimento”: anche dal mondo, oltre che, soprattutto, da Colui che conta di più, quel Dio che, facendosi carne, è stato messo in croce dal male profondo di questo mondo, per redimerlo e sanarlo.
Che dire? Laddove regna un relativismo totale, tutto diventa convenzionabile, tutto è negoziabile, anche il primo dei diritti fondamentali, quella alla vita. Ciò che sta accadendo in ambito sociale e politico è che l’originale e inalienabile diritto alla vita è messo in discussione o negato sulla base di un voto parlamentare. Ma in questo caso il “diritto” cessa di essere tale, perché non è più solidamente fondato sull’inviolabile dignità della persona, ma viene assoggettato alla volontà del più forte. In questo modo la democrazia, ad onta delle sue regole, cammina sulla strada di un sostanziale totalitarismo. Lo Stato cessa di essere la “casa comune” dove tutti possono vivere secondo principi di uguaglianza sostanziale, ma si trasforma in Stato tiranno, che presume di poter disporre della vita dei più deboli e indifesi, dal bambino non ancora nato al vecchio, in nome di una utilità pubblica che non è altro, in realtà, che l’interesse di alcuni. Tutto, certo, sembra avvenire nel più saldo rispetto della legalità. In verità, siamo di fronte solo a una tragica parvenza di legalità e l’ideale democratico, che è tale solo quando riconosce e tutela la dignità di ogni persona umana, è tradito nelle sue stesse basi. Come è possibile, infatti, parlare ancora di dignità di ogni persona umana, quando si permette che si uccida la più debole e la più innocente? In nome di quale giustizia si opera fra le persone la più ingiusta delle discriminazioni, dichiarandone alcune degne di essere difese, mentre ad altre questa dignità è negata? Quando si verificano queste condizioni si sono già innescati quei dinamismi che portano alla dissoluzione di un’autentica convivenza umana e alla disgregazione della stessa realtà statuale. Rivendicare il diritto all’aborto, all’eutanasia, alla uccisione degli embrioni per scopi di sperimentazione e di ricerca, equivale ad attribuire alla libertà umana un significato perverso e iniquo: quello di un potere assoluto sugli altri e contro gli altri. Ma questa è la morte della vera libertà.
Caro Occidente, a tal punto è arrivato l’oscuramento della tua coscienza morale che non ti accorgi più di che cosa è bene e di che cosa è male; non ti accorgi più di quale enorme potere stai consegnando alla scienza e alla tecnica e quindi di quale schiavitù stai creando per questa e per le future generazioni; non ti sfiora più nemmeno il vecchio e sano “principio di precauzione” circa la dignità umana del più piccolo tra i cuccioli d’uomo che è l’embrione, trattandolo come puro materiale di laboratorio e come fornitore di pezzi di ricambio per la cura di alcune malattie; non ti accorgi più nemmeno che stai per cadere nell’eugenetica, che è una forma subdola di razzismo; non ti accorgi nemmeno della ipocrisia di tante tue denuncie degli orrori del nazismo che, condannati e cacciati dalla porta, rientrano dalla finestra.
Come sono cariche di verità le parole di Giovanni Paolo II: siamo in presenza “di una pericolosissima crisi del senso morale, che diventa sempre più incapace di distinguere il bene e il male, persino quando è in gioco il diritto fondamentale alla vita. Di fronte a una così grave situazione, occorre piùà che mai il coraggio di guardare in faccia alla verità e di chiamare le cose con il loro nome, senza cedere a compromessi di comodo o alla tentazione di autoinganno” (Evangelium vitae, n. 58).


Casalmaggiore, 16 giugno 2006
Don Alberto Franzini

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