Parrocchie di Santo Stefano e San Leonardo
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Il 9 aprile 2006, Domenica delle palme, costituito "ad experimentum" l'UFFICO STAMPA della parrocchia attraverso il quale il parroco e gli organismi parrocchiali manifestano le proprie valutazioni e riflessioni sui maggiori temi della vita ecclesiale e civile.

 

COMUNICATO DEL 24 MAGGIO 2006

E’ scontro tra il ministro Rosy Bindi e L’Osservatore Romano

Alle dichiarazioni del ministro per la Famiglia, on. Rosy Bindi, rilasciate sul Corriere della Sera di ieri, 22 maggio 2006, riportiamo il commento, non firmato, de L’Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede.


PACS intervento sul tema da parte di un ministro

ACROBAZIE DIALETTICHE
A DANNO DELLA FAMIGLIA

Diciamo subito che non meraviglia il fatto di dover leggere l’ennesima evoluzione acrobatica sul tema delle “coppie di fatto”. Semmai qualche briciolo di meraviglia la si prova nel constatare che a fronte dei tanti problemi che nel Paese ci sono da affrontare, e in special modo quelli riguardanti le molte difficoltà che le famiglie italiane devono affrontare quotidianamente, ci si affretti con grande zelo ad occuparsi di questioni che evidentemente invece stanno molto a cuore a chi si occupa della cosa pubblica. Dobbiamo dunque prendere atto di una teoria molto complessa: secondo il ministero della Famiglia (“famiglia” al singolare) quando si parla di “coppie di fatto” il diritto privato non basta, perché poi, dice il ministro, il diritto privato deve essere riconosciuto dai terzi, e quindi diventa pubblico. Epperò guai a parlare di riconoscimento pubblico alle “coppie di fatto”, perché altrimenti il ministro apparirebbe come il “ministro dei Pacs”, e questo, dice il ministro, “non è vero”.
Ora, a parte l’originale interpretazione relativista del diritto privato (qualsiasi diritto per essere tale deve essere opponibile a terzi, altrimenti non è diritto, almeno stando a quello che viene insegnato in tutte le scuole e le università), quello che colpisce è appunto lo sforzo sovrumano di cercare argomenti per difendere posizioni indifendibili, almeno dal punto di vista cattolico.
Sulla questione dei “pacs”, delle “unioni civili”, delle “coppie di fatto”, in qualsiasi modo le si vogliano chiamare, l’Osservatore Romano è intervenuto già da tempo, e vale la pena richiamare almeno il chiarissimo intervento di Francesco D’Agostino il 19 maggio scorso, che ha il merito, fra gli altri, di sfrondare il campo dalla pesante pellicola di ipocrisia che si posa inesorabilmente sui tanti dibattiti che si tengono sul tema. Due considerazioni vanno comunque riproposte: è necessario, nel dibattito, distinguere fra coppie eterosessuali e omosessuali. E’ una distinzione importante perché la convivenza fra persone eterosessuali è già regolata nel diritto civile attraverso il matrimonio (per il quale, va evidentemente ricordato, c’è bisogno delle cosiddette “pubblicazioni”) e non si spiega perché lo Stato debba intervenire sulla sfera privata per dare tutela pubblica a chi invece si è già rifiutato di averla. A meno di non voler elaborare un “matrimonio light” che francamente finisce per contraddire le stesse sventolate esigenze dei conviventi. Ma la questione è anche un’altra: l’impressione è che le convivenze eterosessuali siano usate semplicemente come “grimaldello”, perché più diffuse e maggiormente in grado di far convergere comprensione e benevolenza. Il vero obiettivo appare essere un altro: la convivenza fra coppie omosessuali, alle quali un riconoscimento pubblico darebbe un’arma formidabile al fine di accreditare l’esistenza di una forma alternativa di famiglia. E dove c’è famiglia, inevitabilmente, prima o poi, ci sono anche i figli. E i loro diritti.


L’Osservatore Romano
22-23 maggio 2006

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