Parrocchie di Santo Stefano e San Leonardo
Casalmaggiore
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Il 9 aprile 2006, Domenica delle palme, è costituito "ad experimentum" l'UFFICO STAMPA della parrocchia attraverso il quale il parroco e gli organismi parrocchiali manifestano le proprie valutazioni e riflessioni sui maggiori temi della vita ecclesiale e civile.

 

COMUNICATO DEL 18 MAGGIO 2006

Alle affermazioni dell'onorevole Fausto Bertinotti, Presidente della Camera, rilasciate durante la trasmissione "Porta a Porta" di Martedì 16 maggio 2006, circa la posizione "restauratrice" del papa in materia di pacs, risponde l'editoriale di Marina Corradi in Avvenire, 17 maggio 2006


Pacs&dintorni

Il maestro Bertinotti corregge il Papa

di Marina Corradi

Non è per scelta dello scontro, né per alzare nuove barricate in un momento politico in cui di certo non se ne sente il bisogno. Ma se il presidente della Camera Fausto Bertinotti dalla platea di "Porta a porta" va a parlare dei Pacs, e a spiegare agli italiani come su questo tema il Papa dia risposte «sbagliate», non vedendo la positività delle unioni di fatto (qualunque siano il sesso e gli orientamenti sessuali della coppia), è necessaria qualche puntualizzazione.
«La reazione del Pontefice circa i Pacs è sbagliata perché restauratrice, non vede che le unioni di fatto sono un arricchimento di quei valori che il Papa teme che la modernizzazione possa distruggere. Dovrebbe essere invece attento a questi valori». Dunque, dalle parole della terza carica della Repubblica una garbata ma ferma lezione di storia e di morale alla cattedra di Pietro. Le unioni di fatto e il loro riconoscimento giuridico come "arricchimento" dei valori che il Papa difende. Ora, appare abbastanza incontrovertibile ad amici e avversari che il Papa intende propugnare la famiglia classica, il rapporto fra uomo e donna, e la generazione dei figli. Ma - secondo l'onorevole Bertinotti è sfuggito al Pontefice - questi nuovi legami che chiedono riconoscimento pubblico sarebbero una declinazione moderna della famiglia, certo un po' cambiata, e tuttavia sostanzialmente affine tendente a solidarietà e stabilità affettive. E tuttavia, lamenta, il Papa non capisce, il Papa sbaglia, imponendo alla famiglia una sua visione restauratrice.
Si potrebbe sorridere di questa lezione del nuovo presidente della Camera, che quasi non ancora seduto sulla poltrona inizia a spiegare al successore di Pietro - con garbo un po' capzioso, occorre dirlo - che la sua visione del mondo è errata, e gliene suggerisce nuove interpretazioni. Ma ad ascoltare la «catechesi» del presidente c'erano ieri sera milioni di italiani, e magari convinti dall'autorevolezza dell'interlocutore. E vale forse la pena di ricordare c he la famiglia e il matrimonio, nella accezione in cui li difende la Chiesa, sono qualcosa di molto più grande di un condividere spese, affitto e pensione, come si propongono i Pacs, molto di più di un mutuo soccorso fra amanti o amici di sesso diverso oppure uguale. La famiglia che il Papa vuole difendere è fra un uomo e una donna, che promettano di vivere insieme per sempre; che si sposino per avere dei figli, desiderando per sé e per il mondo in cui vivono un'eredità che continui. L'idea di un contratto "minore" e alternativo al matrimonio è un proporre ai più giovani un di meno, di responsabilità ma anche di respiro e prospettiva.
Ora, si comprende come questi patti piacciano a certo individualismo radicale e laico. Ma, sostenere che sono una ricchezza per la famiglia, e che il Papa non capisce, sembra davvero eccessivo. Uno sgarbo ben camuffato. È un vezzo, da parte di certi autorevoli laici lontani dalla Chiesa, spiegare alla Chiesa che cosa dovrebbe opportunamente pensare per meglio adattarsi ai tempi. Senza capire che la Chiesa non ha alcuna intenzione di adeguarsi. Non è un partito, o ciò che resta di una grande forza rivoluzionaria smentita dalla storia e costretta a correggersi. La Chiesa annuncia ciò che ritiene essere il bene di tutti correndo - se serve - il rischio di apparire testarda pur di salvare il futuro della persona e della società. Anche guardando oltre lo sguardo talora corto della politica.
Libera Chiesa in libero Stato, disse la rivoluzione liberale. Libero Stato, ma libera anche la Chiesa di insegnare, senza le bacchettate e le correzioni di linea di autorevoli ma improvvisati maestri. Non è un bell'inizio.

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