Un no alla guerra un si alla vita
documento di un gruppo di giovani dell'Oratorio G. Maffei,
nei giorni della minaccia di una guerra all'Irak di Saddam Houssein

Alcune reazioni e commenti


Una riflessione libera e a voce alta che si pone davanti al momento attuale con la coscienza del profondo legame tra il no alla guerra e alla violenza e il sì alla vita umana fin dal grembo materno. Il Cristianesimo non come utopia intramondana, ma come esperienza incarnata, che è presa d'atto della presenza del male e della salvezza operata da Gesù Cristo.

 

Siamo un gruppo di giovani della parrocchia di Santo Stefano in Casalmaggiore (Cremona)
Provocati dal momento che stiamo vivendo ed educati dal messaggio eterno del Vangelo, non possiamo non essere per la pace. Come non può non esserlo ogni persona di buona volontà. Solo il folle è entusiasta per la guerra e per la violenza.

Vogliamo comunicare la nostra riflessione sul tema attuale della pace perché ci sentiamo figli, orgogliosamente figli della storia che si è andata svolgendo nel nostro Occidente e che ha saputo esprimere e valorizzare l'incomparabile dignità della persona umana, a qualunque etnia o popolo appartenga. Questa cultura è frutto della grandiosa sintesi dell'eredità classica e umanistica del mondo greco e latino e la civiltà dei popoli germanici e celti. Una sintesi operata dal cristianesimo che ha suscitato nelle contrade e nelle città della nostra Europa la ricchezza di valori universali, la testimonianza di martiri e di santi, una fioritura di mirabili opere d'arte nelle quali la fede cristiana ha trovato espressioni di straordinaria bellezza.
Riteniamo inoltre che la questione della pace oggi sia riduttivamente rappresentata dai più recenti movimenti di piazza e da manifestazioni di tipo consolatorio che strumentalizzano la pace a fini partitici o a giochi di potere, che nulla hanno a che fare con la ricerca e la costruzione di una vera pace, che è basata sul rispetto degli inalienabili diritti di ogni persona e di ogni popolo, come va ripetendo papa Giovanni Paolo II.

Per noi cristiani la pace è anzitutto dono di Dio, che si è fatto visibile in Gesù Cristo, venuto per sanare le profonde ferite del peccato, che sono alla causa delle divisioni fra gli uomini e fra i popoli. Come dono di Dio, la pace va soprattutto chiesta nella preghiera e vissuta nella conversione a Dio e nella testimonianza quotidiana della vita: imparando a convivere per la strada, sui luoghi di lavoro, tra i banchi di scuola con il fratello meridionale, marocchino e senegalese; imparando a risolvere con il dialogo ogni controversia con il vicino di casa; lavorando per una politica locale improntata al servizio del cittadino e di ogni cittadino piuttosto che al favore verso gli amici di cordata.
Come cristiani, non possiamo essere succubi della trappola dell'utopismo: ce lo ricorda proprio il cristianesimo, che è la religione del Dio che si è fatto uomo. Il mondo in cui ci troviamo a vivere non è l'Eden, non è il mondo ideale e già perfetto del Regno di Dio quale ci verrà dato in dono alla fine della storia. E', invece, il mondo contrassegnato dal limite dell'uomo e dal male che si presenta a noi in mille forme, anche le più subdole e nascoste. L'umanità è in cammino verso una meta di pace che le resterà sempre innanzi come meta da raggiungere e mai del tutta raggiunta. E il cammino verso la pace è un cammino sofferto, fatto anche di scelte dolorose e difficili, come del resto avviene in ogni famiglia, dove il buon genitore, proprio perché ama i suoi figli, non può esimersi talvolta anche dal rimproverarli o dal punirli.

Di conseguenza riteniamo
· che la questione della pace non possa essere confinata solo nella drammatica decisione di fare o non fare una guerra;
· che la scelta drammatica di ogni eventuale azione militare non possa essere decisa da una piazza, ma debba essere valutata nelle sedi internazionali appropriate, espletate tutte le vie della diplomazia e tenendo conto del diritto internazionale; oltre che valutata dai responsabili della cosa pubblica. Una classe dirigente responsabile, che in una democrazia è rappresentata dall'intero Parlamento (maggioranza e opposizione) non disarma la politica in nome della pace, ma è chiamata ad assumersi le responsabilità per le quali, con il nostro voto, è stata eletta, senza mai cadere nella demagogia;
· che la questione della pace è profondamente legata alla tutela dei fondamentali diritti della persona umana, di tutti i diritti, il primo dei quali è il diritto alla vita.

Prendiamo, pertanto, le distanze, come cristiani, dal pacifismo, quando questo opera delle indebite riduzioni e selezioni.
Non siamo con i pacifisti, quando questi ritengono realizzabile nella storia un mondo senza contrasti e in armonia cosmica, vanificando in tal modo la necessità e l'opera di un Salvatore che venga da Dio.
Non siamo con i pacifisti quando essi con il loro no alla guerra coprono il perbenismo borghese che si astiene dalle responsabilità e dalle decisioni in nome di un purismo che rischia di diventare colpevole acquiescenza alle violenze del male. La pace non può mai diventare il nuovo nome della viltà.
Non siamo con i pacifisti quando essi riducono la pace solo ad una posizione di anti-americanismo e di anti-atlantismo che volutamente dimentica gli orrori di un certo fanatismo terroristico e che sottace le patenti violazioni dei diritti umani perpetrati da regimi tirannici e totalitari.

Proprio in quanto cittadini cristiani, siamo per costruire la pace possibile nel nostro mondo e non per il pacifismo utopistico che strumentalizza perfino i poveri, il Vangelo, gli interventi del Papa per finalità politiche e demagogiche che risultano estranee alla costruzione della vera pace.
Proprio in quanto cittadini cristiani, denunciamo la violenza delle denuncie parziali e a senso unico: non si può condannare Bush e dimenticare Saddam Hussein, non si possono esporre le bandiere della pace nel febbraio 2003 e non farlo anche nel settembre 2001.
Ben vengano le marce per la pace e contro la guerra e la violenza. Ma nessuna guerra è più ignobile di quella che gli uomini, col consenso di una legge e il finanziamento della società, ormai hanno scatenato contro i loro figli che non hanno ancora visto la luce. E non conosce armistizi questa guerra combattuta non contro un nemico aggressore o potenziale, ma contro un essere umano debole e indifeso: una guerra dichiarata da quello stato che per compito istituzionale dovrebbe proteggere i più deboli dalle prepotenze dei più forti; guerra che di regola non suscita nessuna protesta da parte dei pacifismi multicolori che tanto spesso movimentano le nostre strade. Noi giovani vorremmo che le manifestazioni contro la violenza e la guerra fossero sempre contro ogni violenza e ogni guerra e non tacessero mai sui 5 milioni di morti che nella sola Italia sono stati causati dalla legge 194/1978 sull'aborto. Crediamo infatti che, come ebbe a dire Papa Giovanni Paolo II, se viene violato il diritto a vivere dell'uomo quando è ancora nel grembo materno, ben difficilmente si riesca a difendere il diritto dell'uomo alla vita in ogni altra situazione.
Noi giovani cristiani siamo contro la guerra, ma non possiamo escludere qualsivoglia azione militare - come ci ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica - quando essa rimanesse l'estremo rimedio per non avvallare una resa all'ingiustizia e fosse una chiamata necessaria per respingere le minacce alla pace e alla libera convivenza, come è avvenuto nella guerra di liberazione in Europa dal nazifascismo, come è avvenuto più di recente nei Balcani, quando il Papa stesso ha chiesto e sostenuto la necessità di una "ingerenza umanitaria" al fine di tutelare i diritti fondamentali di quelle popolazioni per altro in grande maggioranza di religione mussulmana.

Amiamo la nostra cultura e la nostra tradizione. Amiamo la nostra Patria, e proprio per questo amiamo ogni popolo e ogni cultura. Amiamo la Chiesa, per le tante testimonianze di eroismo e di martirio che ci ha dato lungo i secoli. La amiamo, anche quando il suo parlare ci torna scomodo, come non sempre comoda è la parola del Vangelo.

HANNO SOTTOSCRITTO
1. Barbieri Claudia
2. Barbieri Elena
3. Barili don Davide
4. Ferrari Elena
5. Lena Aldo
6. Lucotti Antonio
7. Lucotti Marzio
8. Mantovani Rocco
9. Mazzoli Massimo
10. Riva Erika
11. Sarzi Braga Serenella
12. Sirocchi Gabrieli
13. Tosi Chiara

HANNO ADERITO
1. Beggi Rosa
2. Bellanova Cosimo
3. Bianchi Annunciata
4. Bianchi Franco
5. Borsella Giovanni (Cremona)
6. Borsella Guido (Cremona)
7. Busi Anna
8. Colombini Alberto (Cremona)
9. Dal Bon Carla
10. Franzini don Alberto
11. Frigerio Anna
12. Galafassi Angela
13. Galli Rosa
14. Ghisini Pietro
15. Goi Maria Luisa
16. Gorini Albino (Roma)
17. Gozzetti Paolo (Cremona)
18. Lucotti Carlo
19. Martinelli don Alberto
20. Mattioli Bice
21. Montini Walter (Roma)
22. Negri Francesco
23. Nicoli Caterina
24. Panena Guido (Cremona)
25. Paroni Renzo
26. Pelli Giuseppe (Cremona)
27. Pellizzoni Giovanna
28. Penotti Fabio
29. Peschiera Angela
30. Salvatore Gianfranco
31. Zoppi Dino (Cremona)
32. Zoppi Stefania
33. Soana Maria-Gaia
34. Ferrari Mattia
35. Agostino Roberto
36. Ghisini Paolo
37. Storti Giovanna
38. Tesolin Luciano
39. Filippini Michele
40. Gobbi frattini Rita
41. Disraeli Gabriella
42. Belluzzi Giancarlo
43. Penotti Chiara
44. Soldani Miriam
45. Cadeddu Careddu Margherita
46. Bonometti Martina
47. Bregalanti Francesca
48. Mazzoli Guido
49. Fattori Vittorina
50. Ferini Doria
51. Rovini Giuseppina
52. Bernini Brunella
53. ??
54. Zucchini Sabina
55. Beduschi Gina
56. Sanna Giovanna
57. Bergamaschi Marida
58. Pellizzoni Maria Grazia
59. Vezzosi Maurizio
60. Caleffi maria Grazia
61. Monti Maurizio
62. Bodini Barbara
63. Gardinazzi Maria
64. Politi Attilio
65. Vezzoni Angela
66. Emiliani Paolo
67. Angeri Federica
68. Veronasi Maria Luisa
69. Rossoni Gianni
70. Tosi Zaffanella Cinzia
71. Tessadri Dino
72. Jacini on. Giovanni
73. Marmotti Anna
74. Molo Dorella
75. Grillotti sen. Lamberto
76. Pedroni Fabrizio
77. Zeglioli Giovanni (Cremona)
78. Zambetti Domenica
79. Gamba Ernesto (Cremona)
80. Pellizzoni Guido
81. Faverzani Mauro
82. Piazza Secondo
83. D'Antoni Sergio
84. Peschiera Stefano
85. Russo Antonio
86. Telò Giorgio
87. Pirotti Giandomenico
88. Capelli Alberto