"Il relativismo moderno"
Il Fascicolo 51 riporta un articolo del gesuita padre Giuseppe De Rosa, apparso sulla rivista La Civiltà Cattolica del 17 settembre scorso. Riportiamo l’introduzione del nostro parroco al Fascicolo
da "Ritrovarci": anno XXVIII - numero 4 - dicembre 2005

 

Il relativismo moderno
Il Fascicolo 51 riporta un articolo del gesuita padre Giuseppe De Rosa, apparso sulla rivista La Civiltà Cattolica del 17 settembre scorso. Riportiamo l’introduzione del nostro parroco al Fascicolo

L’articolo spiega, anzitutto, che cos’è il relativismo moderno in campo gnoseologico, etico e giuridico: in campo gnoseologico, esso nega che ci sia o possa esserci una verità oggettiva e afferma che la verità è sempre soggettiva; in campo etico nega che ci siano leggi e valori morali sempre validi; in campo giuridico afferma che le leggi hanno valore e forza obbligante non perché siano conformi ai principi universali della legge naturale, ma perché sono emanate dal legittimo legislatore.
L’articolo osserva poi che alla base del relativismo moderno ci sono la filosofia dell’immanenza, lo storicismo, lo scientismo, lo scetticismo, il pragmatismo e l’utilitarismo.
Infine spiega che cos’è il fondamentalismo e afferma che la Chiesa cattolica non è fondamentalista, ma combatte il relativismo per la difesa della persona umana.
Non si è ancora spento l’eco dell’omelia pronunciata nella basilica di San Pietro a Roma dal card. Ratzinger il 18 aprile di quest’anno, a poche ore dall’apertura del conclave che lo avrebbe eletto Papa il giorno dopo, con il nome di Benedetto XVI. In quell’omelia, il futuro Papa aveva coraggiosamente denunciato le principali correnti ideologiche e mode del pensiero del nostro tempo, che finivano per rendere agitate le onde dove si trova a navigare la barca della Chiesa e dell’umanità: dal marxismo al liberalismo, dal collettivismo all’individualismo radicale, dall’ateismo ad un vago misticismo religioso, dall’agnosticismo al sincretismo, fino al relativismo, definito dal card. Ratzinger come “il lasciarsi portare qua e là da qualsiasi vento di dottrina”: “Si va costituendo - è l’affermazioni più celebre di quell’omelia, che aveva suscitato anche tante reazioni sui giornali di quei giorni - una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie”.
Siamo tutti, in qualche modo, immersi e segnati da questa dittatura: nel nostro modo di pensare, di vivere, di giudicare la realtà, di proporre soluzioni. Non ciò che è indubitabilmente vero, non ciò che è inestirpabilmente giusto, non ciò che è oggettivamente buono, ma ciò che appare utile, immediatamente piacevole e soggettivamente vantaggioso: questo è oggi il criterio dominante e la “filosofia” del nostro tempo, sbandierati dai mezzi della comunicazione sociale, fatti propri dai maitre-à-penser che vanno per la maggiore e perfino ispiratori di non poca attività legislativa dei nostri Parlamenti occidentali.
Ma che cos’è questo relativismo? Quali sono le articolazioni fondamentali di questo morbo così sottilmente diffuso, e nei confronti del quale quasi più nessuno - se non la Chiesa cattolica e un drappello di “laici devoti” - sembra preoccuparsi più di tanto? L’articolo di Giuseppe De Rosa risponde egregiamente a questi interrogativi.
A nessuno oggi, cristiano o non cristiano, è impedito il diritto e anche il dovere di informarsi sui fenomeni del proprio tempo. L’ignoranza non è mai stata un privilegio: e le nostre parrocchie devono tornare ad essere luoghi vivi di pensiero e di scambio anche culturale, se si vuole ridare alla testimonianza dei cristiani quella passione anche civile che sembra essere sempre più rara nella società odierna, ammalata di stanchezza e povera di speranza.


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